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MUSICJOB è un progetto approvato dalla Regione Emilia-Romagna con delibera di Giunta N.1237 del20/10/2000

 

 

La condizione occupazionale dei giovani in Italia e in Emilia-Romagna: due realta' (molto diverse) a confronto
di Tindara Addabbo
Il contesto:
il mercato del lavoro>


Una delle caratteristiche del mercato del lavoro italiano è l’elevata disoccupazione giovanile e femminile. Come la Tabella 1 mostra all’interno della disoccupazione giovanile il divario a danno delle donne è meno accentuato nella regione Emilia-Romagna dove in generale la disoccupazione giovanile è molto ridotta rispetto alla media nazionale. Infatti i dati ISTAT relativi alle Rilevazioni Trimestrali delle Forze lavoro 2000 (Agenzia Emilia-Romagna Lavoro, 2001) mostrano un tasso di disoccupazione2 per i giovani di età compresa fra i 15 e i 24 anni pari al 12,1% in Emilia-Romagna contro il 31,1% come media nazionale, nella classe 25-29 il tasso di disoccupazione in Emilia-Romagna si attesta all’8,9% contro il 23,6% in Italia.

Inoltre (Biagioli, 2001, p.63) la durata media del periodo di ricerca di un lavoro per i giovani che risiedono in Emilia-Romagna è molto più breve di quella che interessa i giovani in cerca di lavoro in Italia.3
Le differenze a vantaggio della regione Emilia-Romagna rispetto alla situazione del mercato del lavoro italiano (che risente dei maggiori tassi di disoccupazione nelle regioni meridionali) si rispecchiano nei maggiori tassi di occupazione in Emilia-Romagna rispetto alla media nazionale (Tab.2).
Il tasso di occupazione4 totale per le persone di età compresa fra 15 e 24 anni si attesta in Emilia-Romagna al 41,5% contro il 26% (media nazionale), nella fascia 25-29 anni il 79% risulta occupato in Emilia-Romagna contro il 58,6% come media nazionale.


Tab 1
 


Anche il divario fra uomini e donne nel tasso di occupazione risulta più attenuato in Emilia-Romagna rispetto alla media nazionale: nella fascia di età 15-24 anni il tasso di occupazione maschile supera di 6 punti percentuali quello femminile in Emilia-Romagna e di 7,5 punti percentuali in media in Italia, nella classe 25-29 anni il differenziale nei tassi di occupazione per sesso risulta pari a 9,6 punti percentuali in Emilia-
Romagna contro 19,7 punti percentuali in media in Italia.
Un peso rilevante, nella creazione di nuovi posti di lavoro, è stato rivestito negli anni Novanta dalle posizioni di lavoro non standard (part-time, a tempo determinato, collaborazioni coordinate e continuative), è aumentato il peso che queste forme di lavoro rivestono nell’ambito del totale dell’occupazione. Secondo stime fornite dall’ISTAT (2002) dal 1996 al 2000 il peso del lavoro atipico sul totale dell’occupazione dipendente nell’industria e nei servizi privati è aumentato dal 18% al 23,4%. In base a dati ISTAT sulle rilevazioni delle Forze lavoro riferiti al 2000, l’incidenza del lavoro atipico sul totale degli occupati in Italia è pari al 14% (9% per gli uomini e 22,7% per le donne) e in Emilia-Romagna si attesta al 14,5% (7,7% per gli uomini e 23,7% per le donne) (Curatolo e Wolleb, 2001).5


Tab. 2
 


Per i giovani occupati queste forme contrattuali possono costituire il tramite verso un contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma la probabilità che avvenga la transizione dipende dalla modalità contrattuale, dalle caratteristiche individuali e dalla situazione del mercato del lavoro locale. La presenza di una situazione del mercato del lavoro complessivamente più favorevole nella Regione Emilia-Romagna rispetto alla media nazionale favorisce la transizione verso un lavoro più stabile rispetto a quanto avvenga in altre regioni. All’interno della regione Emilia-Romagna la transizione dal lavoro a termine al lavoro a tempo indeterminato è molto più frequente per gli uomini che per le donne nel 2000 (Curatolo e Wolleb, 2001). Destinate a perdurare più a lungo nel tempo sono invece le collaborazioni coordinate e continuative (Addabbo e Borghi, 2001). Si assiste ad una maggiore frammentazione e instabilità dei percorsi lavorativi nel ciclo di vita e diventa sempre più rilevante l’investimento in formazione per migliorare la propria occupabilità e la propria capacità reddituale potenziale.6