La rivoluzione digitale sta travolgendo il mercato
discografico. Nessun altro mercato è stato,
nel mondo a noi conosciuto, modificato così
profondamente dallavvento di Internet e dellelettronica.
La musica di consumo, per come labbiamo fino
ad oggi vissuta e soprattutto comprata, ha imboccato
la strada del declino, un declino probabilmente definitivo.
Le cifre del mercato discografico raccontano solo
parzialmente la verità: il mercato americano
è crollato, nel 2001, del dieci per cento,
e altrettanto è accaduto in Italia, dove le
prime, ufficiose stime dellanno in corso parlano
di un calo ancora più vistoso, circa il 20
per cento in meno rispetto allo scorso anno, che già
aveva fatto segnare un forte declino.
Il calo delle vendite non dice, però, che di
musica in realtà se ne consuma moltissima,
certamente molta di più di qualche anno fa.
La musica è dovunque, nelle radio che inondano
letere con migliaia di canzoni, nelle televisioni,
quelle musicali come quelle tradizionali, dove videoclip
ed esibizioni non mancano mai, nella pubblicità,
dove è diventata spesso dominante. E poi nei
supermercati, negli ascensori, nei negozi, nelle automobili,
creando una sorta di colonna sonora costante, che
spesso diventa irriconoscibile melassa, ritmo senza
senso, rumore di fondo.
La musica perde valore, costantemente,
inesorabilmente,
si trasforma in prodotto da catena di montaggio,
con gruppi musicali tutti uguali, boy band prodotte
a tavolino
e giovani stelline che sono spesso vestite
soltanto di qualche microfono.
E più perde valore, più si trasforma
in un oggetto di consumo, meno trova acquirenti, persone
disposte a spendere soldi per comprare i dischi.
La
musica viene vissuta come pretesto, il disco non è
più l'oggetto principale", dice con amarezza
Piero La Falce, presidente della UNIVERSAL, una delle
cinque major discografiche multinazionali che controllano
l'80% del mercato mondiale.
Ed
ha ragione. Il disco, da quando si è trasformato
in compact disc, ha perso gran parte del fascino che
aveva avuto negli anni precedenti. Da oggetto di culto
in vinile, da conservare gelosamente, da collezionare,
da custodire con perizia per evitare graffi e distruzioni,
è diventato un piccolo pezzo di plastica, freddo
e senzanima, che può essere maltrattato,
e che non contiene più qualcosa che valga la
pena conservare a lungo. Le cause di questo disamore
sono molte, proviamo a metterle in fila una dopo laltra,
un doloroso rosario di errori e rivoluzioni.
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Storia
di un prodotto
che tutti consumano
ma nessuno (o quasi) paga.
E la colpa non e' solo del
World Wide Web
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