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MUSICJOB è un progetto approvato dalla Regione Emilia-Romagna con delibera di Giunta N.1237 del20/10/2000

 

 

La musica è finita (1) >
di Ernesto Assante
Il mercato musicale:
gli scenari >


La rivoluzione digitale sta travolgendo il mercato discografico. Nessun altro mercato è stato, nel mondo a noi conosciuto, modificato così profondamente dall’avvento di Internet e dell’elettronica. La musica di consumo, per come l’abbiamo fino ad oggi vissuta e soprattutto comprata, ha imboccato la strada del declino, un declino probabilmente definitivo. Le cifre del mercato discografico raccontano solo parzialmente la verità: il mercato americano è crollato, nel 2001, del dieci per cento, e altrettanto è accaduto in Italia, dove le prime, ufficiose stime dell’anno in corso parlano di un calo ancora più vistoso, circa il 20 per cento in meno rispetto allo scorso anno, che già aveva fatto segnare un forte declino.
Il calo delle vendite non dice, però, che di musica in realtà se ne consuma moltissima, certamente molta di più di qualche anno fa. La musica è dovunque, nelle radio che inondano l’etere con migliaia di canzoni, nelle televisioni, quelle musicali come quelle tradizionali, dove videoclip ed esibizioni non mancano mai, nella pubblicità, dove è diventata spesso dominante. E poi nei supermercati, negli ascensori, nei negozi, nelle automobili, creando una sorta di colonna sonora costante, che spesso diventa irriconoscibile melassa, ritmo senza senso, rumore di fondo.

La musica perde valore, costantemente, inesorabilmente,
si trasforma in prodotto da catena di montaggio,
con gruppi musicali tutti uguali, boy band prodotte a tavolino
e giovani stelline che sono spesso vestite
soltanto di qualche microfono.
E più perde valore, più si trasforma in un oggetto di consumo, meno trova acquirenti, persone disposte a spendere soldi per comprare i dischi.

“La musica viene vissuta come pretesto, il disco non è più l'oggetto principale", dice con amarezza Piero La Falce, presidente della UNIVERSAL, una delle cinque major discografiche multinazionali che controllano l'80% del mercato mondiale.

Ed ha ragione. Il disco, da quando si è trasformato in compact disc, ha perso gran parte del fascino che aveva avuto negli anni precedenti. Da oggetto di culto in vinile, da conservare gelosamente, da collezionare, da custodire con perizia per evitare graffi e distruzioni, è diventato un piccolo pezzo di plastica, freddo e senz’anima, che può essere maltrattato, e che non contiene più qualcosa che valga la pena conservare a lungo. Le cause di questo disamore sono molte, proviamo a metterle in fila una dopo l’altra, un doloroso rosario di errori e rivoluzioni.


Storia di un prodotto
che tutti consumano
ma nessuno (o quasi) paga.
E la colpa non e' solo del
World Wide Web

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