recensioni

Steve Malins

Depeche Mode Black Celebration
I libri musicali sono considerati, dai più, spazzatura editoriale. Forse hanno ragione, perché leggere cosa si cela dietro ad un disco di successo, o cosa si nasconde dietro ad una carriera non è la stessa cosa che gettarsi tra le pagine di capolavori della letteratura. Sarà così, anzi è così, ma quando ho visto l’ennesimo libro dedicato ai Depeche Mode, ho dovuto far la fila in cassa per comprarlo. A casa mi sono gettato nelle oltre 300 pagine ed oggi, che l’ho finito di leggere, posso dire che è il libro più bello, interessante e profondo che abbia mai letto sui Depeche Mode. E ne ho letti tanti. Un libro che scava dentro l’anima di un gruppo di successo con i diretti interessati ed attraverso la citazione di decine e decine di riviste inglesi ed americane. Un libro fatto con il cuore, che non esita a mostrarci i protagonisti nel loro aspetto più crudo e devastato. Un libro che non risparmia critiche, come non si tira indietro, quando è il momento di elargire elogi sperticati. Un libro che avrei voluto leggere ad ogni uscita discografica dei Depeche Mode per comprendere maggiormente il loro lavoro artistico. Un libro che mette a nudo queste rockstar nella loro assoluta “povertà” d'uomini persi negli anfratti bui dell’esistenza. Un libro che mette nero su bianco un giudizio al vetriolo sul lavoro di Anton Corbjin, giudizio che condivido pienamente, ma che mi sembrava di non poter condividere con nessun altro al mondo. Un gran libro che non sarà un capolavoro della letteratura moderna, ma in fondo a me non interessa che lo sia. Al prossimo, ovviamente, libro musicale.

Formato: libro

Black & Brown

We Gotta Party Live At Blue Inn Cafè
Un disco dal vivo non è impresa facile. Se poi ti cimenti con i classici di James Brown, Ohio Players, Rose Royce e Sly Stone, l’impresa diventa quasi titanica. Ma d’altronde i Black & Brown, da Bologna, hanno un cuore così nero che questo è pane per i loro denti. Dopo due album, “File Under Funk” (1995) e “Cool Affair” (2000), la band è decisamente parca nelle uscite discografiche, in considerazione anche dell’anno di nascita (1985), esce questo terzo lavoro registrato dal vivo durante una serata al fulmicotone presso il Blue Inn Cafè. Con una formazione allargata a dodici elementi, i Black & Brown ci danno dentro come assatanati. S'iniziano le danze con un classico del loro repertorio “We Gotta Party” e poi è tutta una festa con “Superbad”, “Thank You”, “I Feel Good”, “Papa’s Got A Brand New Bag”, “Fire” e “I Got The Feelin”, solo per citarne alcuni. La sezione fiati, impeccabile nei suoi interventi, tiene testa alla voce calda di Gabriele “Giga” Gardini, funkyman che sarebbe ora fosse riconosciuto come una delle ugole più nere d’Italia. Ottima anche la performance dei due fondatori, Picchio Bagnoli (basso) e Andrea Raffini (chitarra), decisamente a loro agio nelle ampie strade di Harlem che trasudano funk ad ogni angolo. Un disco per gli amanti della black music e per tutti coloro che oggi non si riconoscono nella musica moderna. In ultima analisi da segnalare una registrazione superlativa, la dedica del disco a James Brown e l’energia che “We Gotta Party” ti lascia addosso. Un disco dal vivo non è impresa facile, ma i Black & Brown si spaventano difficilmente.

Formato: cd

Fragil Vida

Fragil Vida
Imbattersi in un nuovo disco dei Fragil Vida è come rivedere amici che avevi perso di vista, ma che invece sono sempre lì ad aspettarti. Perché eri proprio tu, che ti eri illuso di trovare chissà cosa altrove. Invece eccoti qua ad ascoltare con avidità il loro nuovo cd. Infatti i Fragil Vida da Finale Emilia, sono un esempio lampante di cosa significhi fare musica in Emilia, terra che trasuda note musicali ad ogni anfratto ed è sempre stata bistrattata da coloro che contano. La scuola genovese, la scuola romana, la scuola fiorentina, ma mai nessuno che parli delle radici emiliane che invece si tramandano da decenni e formano l’ossatura della musica popolare in questo lembo di terra peninsulare. I Fragil Vida non si tirano indietro da questa situazione, anzi mettono sul fuoco ancestrale della musica la loro voglia di lasciare un segno indelebile. Musica popolare con echi jazz, per questi musicisti che sembra proprio possiedano una facilità disarmante nello scrivere melodie avvolgenti. Musica d’autore con echi rock, per questi musicisti che consci dell’alta qualità delle loro composizioni, hanno deciso di inserire, oltre ai testi in italiano, anche la traduzione in tedesco, spagnolo ed inglese. Lavoro titanico racchiuso in bel digipack. Da segnalare il brano d’apertura “L’Ultimo Funerale”, “Maledetto Amor” (bellissimo e perfetto), “Zitto e Composto” (trascinante), “Canzone Estemporanea” e “L’Estasi” (Capossela docet). Se i vostri ascolti spaziano da Paolo Conte a Vinicio Capossela, passando per Francesco Guccini, Paolo Fresu, o De Andrè, i Fragil Vida sono pronti ad accogliervi a braccia aperte. Fatevi coccolare.

Formato: cd

Daniele Faraotti band

Ciò che non sei più
“Di sicuro il pop ha generato un flusso senza fine, puoi anche costruirti il tuo piccolo stagno, ma se lo stagno non è connesso al fiume, che a sua volta sfocia nell’oceano, prima o poi si asciugherà e diventerà poco più di una pisciata e io sono vissuto troppo a lungo per essere felice di una pozzanghera” Robert Wyatt. Debutto sulla lunga distanza per la Daniele Faraotti Band, trio di stanza a Bologna, che per questo cd si è avvalso di numerose collaborazioni, tra le quali i piedi di Laura che compaiono in copertina. Debutto che mescola indie, rock, progressive e pop d’annata. Vincitori del premio speciale al contest “A. D’Aolio”, il trio ha registrato il disco nel capoluogo emiliano per poi andarlo a masterizzare in Finlandia (se qualcuno mi spiega il perché gliene sarò eternamente grato). Di ritorno dal Paese nordico, il cd ha preso forma ed ora può girare vorticosamente nel mio lettore. Ad un primo ascolto “Ciò Che Non Sei Più” sembra un guazzabuglio di esperienze passate, nonsense, sperimentazione, pop d’autore, vocalizzi e stranezze. Al secondo ascolto si cominciano a cogliere alcuni aspetti che prima erano passati inosservati. Il nonsense diventa meno nonsense ed il pop d’autore va a braccetto con vocalizzi stralunati. Daniele gioca a fare il divo, mentre i suoi compagni assetati di avantgarde lo guardano devoti. Nella sua biografia dice che scrive canzoni. Sì, è vero. Canzoni in salita, canzoni sempre pronte ad esplodere, ma che terminano poco prima di deflagrare. Canzoni difficili, come lo sono i brani di musica contemporanea, ma qui piegati ad un pop strampalato. Sedici tracce da ascoltare e riascoltare in silenzio, stringendo nella mani un disco di Faust’ò.

Formato: cd

Gimapiero Rigosi

Allucinèscion
Nuova uscita per la collana “Carta da Musica”, pubblicata dalla Mobydick di Faenza. Si tratta del libro-cd di Giampiero Rigosi, musicato con brani originali dei Faxtet ed interpretato da Ferruccio Filipazzi. Omaggio affettuoso alla figura del grande trombettista jazz Chet Baker. Proprio nel 2008 ricorre il ventennale della scomparsa. Da questo album è stato tratto uno spettacolo teatrale che ha portato in scena il racconto di Rigosi. Nel cd possiamo così ascoltare una storia ironica ed amara, nella quale un trombettista dilettante (agli inizi degli anni sessanta), deve impersonare Baker (momentaneamente fuori gioco per un eccesso etilico), sul palco di un jazz club bolognese. Una serata che per il giovane sarà indimenticabile, felice ed amara. Oggi quel trombettista rivive per noi, tra finzione e realtà, quella notte, con le sottolineature musicali dei Faxtet. “Questa storia nasce più di dieci anni fa e comincia con un disco o meglio con un brano musicale. Un giorno sono entrato in un negozio e ho comprato alcuni vecchi vinili, tra cui un disco di Chet Baker, perché Baker è sempre stato uno dei miei musicisti preferiti e dall’anno della sua morte cercavo, senza riuscirci, di scrivere un racconto su di lui. Inoltre quel disco era la registrazione di un concerto tenuto a Bologna nel 1962, l’anno in cui sono nato. Comprai quel disco ma quando lo misi sul piatto scoprii che invece di sei brani ce ne erano cinque. Il sesto, quello che dava il titolo al disco, “Hallucination”, non c’era. Era un brano fantasma. Perché? Da quella domanda che ha cominciato a frullarmi nella testa è nata questa storia”. Giampiero Rigosi

Formato: cd

Jokifocu

Nuvole di passaggio
Secondo titolo in catalogo per la neonata Micropop, dopo il disco di Q, presente anche in questo cd con un remix. Qui però siamo alla corte dei Jokifocu, trio pratese che aveva esordito cinque anni fa con la Urtovox, altra label toscana. A suo tempo “Rapideffusioni” fu ben accolto da stampa e pubblico, poi la band fece perdere le sue tracce, che oggi tornano ad affiorare in superficie con “Nuvole Di Passaggio”. Come cinque anni fa ci troviamo di fronte ad una sorta di pop aggrovigliato attorno a chitarra/basso/batteria, con però strani incastri sonori di rumorismo ed elettronica. Nelle dieci tracce del nuovo cd, i tre Jokifocu si divertono e non poco con xilofoni, tastiere e percussioni varie, i Pavement e Pixies dell’esordio sembrano relegati negli anfratti irraggiungibili delle nuove composizioni (ascoltate per esempio “Happy Days” e capirete cosa intendo). Comunque i Jokifocu sono decisamente cresciuti in questo nuovo capitolo discografico, sono cresciuti con la consapevolezza di avere tra le mani dieci pezzi di pop disincantato. Non caso, credo, hanno deciso di mettere il remix di “Quandodormi” curato da Q, per dimostrare che anche loro, trattati con le mani della festa, possono ambire ad essere una band da party alternativo. Tra i brani che potrebbero entrare di diritto nella storia dell’indie nostrano bisogna citare “Ordinario”, “Una Brutta Carie Nel Cuore (Che Duole)”, “Happy Days” e “I Cani Del Deserto”. I Jokifocu potrebbero essere un giovane Rino Gaetano che scopre nel 2008 le sonorità degli ultimi dieci anni e ne rimane sorprendentemente estasiato.

Formato: cd

Musetta

Mice To Meet You!
Prima di raccontarvi chi sono i Musetta devo fare i complimenti all’elegante digipack che custodisce il debutto sulla lunga distanza di questo duo milanese. Lavoro di alta scuola grafica da toccare con mano (nel vero senso della parola). Ma torniamo dalle parti dei Musetta. Il duo è nato nel 2006 ed è formato da Matteo Curcio (dj/producer/bassista) e Marinella Mastrosimone (cantante/art director). Passate esperienze musicali che spaziano dal post rock al breakbeat, fino al folk psichedelico, hanno portato alla nascita di questo progetto, che fin dal primo momento ha ottenuto ampi consensi esibendosi su palchi importanti come quello dell’Heineken Jamming Music Festival. I Musetta hanno inoltre insonorizzato le sfilate di moda di Romeo Gigli, Krizia, Enrico Coveri e Massimo Robecchi. Arrivati alla Irma Records, hanno pubblicato un singolo, “Peace And Melody”, che in Canada ha scalato le classifiche di vendita ed è stato suonato da dj del calibro di Pete Tong (BBC radio 1 ), John Digweed e Sasha. Il debutto su album è quindi diventato impellente. I Musetta hanno così dato libero sfogo alla loro creatività con “Mice To Meet You!”, dodici canzoni che iconograficamente si rifanno agli anni venti e musicalmente attingono dal mondo di Bjork, Portishead, Pj Harvey e Tricky. Non a caso al disco collabora Rob Ellis (già produttore di alcuni nomi sopraccitati), che con “Another Glimpse Of Sun”, il brano d’apertura, riesce a dare una impronta a tutto il lavoro. Musiche delicate, voce sussurrata, elettronica morbida e colori pastello sono gli ingredienti dei Musetta. Affreschi sonori per loft newyorchesi o attici milanesi. Decidete voi dove andare ad abitare.

Formato: cd

Guignol

Rosa Dalla Faccia Scura
Nati nel 1999 a Milano, i quattro Guignol all’inizio spaziavano tra blues, folk e canzone d’autore. Alcuni democd, un cambio di formazione e l’esordio per la Toast records con un minicd, hanno portato il nome della band su svariate riviste musicali e web-zine, con il risultato di partecipare a diversi concorsi. Proprio ad una di queste kermesse, nel 2004, il gruppo incontra Giancarlo Onorato, che si innamora delle sonorità dei quattro milanesi. Onorato diventa il produttore del debutto sulla lunga distanza, pubblicato dalla Lilium nel 2005. L’omonimo cd è una cavalcata tra poesie metropolitane dall’incedere rock. Ora a tre anni di distanza e tante soddisfazioni maturate in giro per l’Italia, i Guignol sono usciti con il secondo album, sempre prodotto da Giancarlo Onorato, diventato ormai un mentore per il gruppo. “Rosa Dalla Faccia Scura” è un disco rabbioso, senza, però, scendere nei giochetti da rockstar consumate, è un disco energico, senza, però, strafare, è un disco vibrante senza però risultare monocorde. La tracklist si apre con un piccolo capolavoro intitolato “L’Indiano” e nel prosieguo l’attenzione dell’ascoltatore è catturata da “Rubacuori”, “Stupore”, “Famiglie” e “Il Grande Complotto”. Storie di perdizione, di amori infranti e di violenza psicologica sono le fondamenta di questo cd, dove la musica d’autore si concilia col blues. La quotidianità diventa protagonista e ci mostra le sue grazie. I Guignol ne sono i cantori ammaliatori. Se avete il coraggio di guardarvi dentro, questo è il vostro disco. Però non spaventatevi perché la vita a volte non è quella che sembra.

Formato: cd

Dario Antonetti

L'estetica del cane
Dario è un visionario, andate a leggere la recensione dedicata alla raccolte “The Vegetable Man Project” per sapere da dove arriva questo strampalato cantautore italiano. Dario è uno che ci crede. Crede in quello che scrive, crede in quello che ascolta, crede in quello che vede. Il suo primo album solista ne è una prova tangibile. Ne è una prova il testo di “L’Artista Indipendente”, disamina feroce del mondo musicale underground, ne è una prova “Neanche Un Elefante”, aspra critica alla difficoltà di trovare un falegname che possa aggiustare un vecchio mobile, ne è una prova “Approssimato Per Eccesso”, che racconta la difficoltà di approfondire qualsiasi argomento da parte di tutti noi. Dario è un sano pazzo che usa l’ironia per dire cose violentissime, che mette in primo piano il quotidiano nella sua assurdità congenita. Dario è uno che intitola un suo pezzo “Miliardi Di Miliardi Di Miliardi Di Miliardi Di Miliardi Di Stelle”, o fa il verso a Camerini in “Chiocciolina”. Dario canta con disinvoltura senza farsi forviare dalle mode passeggere della musica. Lui va dritto per la sua strada incurante dei sorrisini ironici che a volte, immagino, lo accompagnano. Dario è un visionario che, quando imbraccia la sua chitarra, è capace di estraniarsi dal mondo che lo circonda. Se anche voi volete farlo con lui ascoltate “L’Estetica Del Cane”. Non si deve per forza assumere stupefacenti per viaggiare con la mente. Credo infatti che più saremo in questo viaggio, più ci divertiremo. Signori in carrozza. Prossima fermata Marte.

Formato: cd

Miss Kenichi

Collision time
Mi perdonerete se arrivo a questo cd con un anno di ritardo. Anche perché in un mondo che brucia tutto in ventiquattro ore, dopo trecento e passa giorni dalla pubblicazione mi sento libero di poterne scrivere. Ma perché vi chiederete? Perché sarebbe un delitto non parlare di “Collision Time”, opera prima di Miss Kenichi, ragazza teutonica che canta in inglese ed è arrivata in Italia grazie alla Alpha South Records di Firenze. Sarebbe un delitto non dire che questa biondina di Stoccarda ha le capacità per farvi innamorare della sua musica. Voce vellutata, chitarra pizzicata, melodie sognanti, parole delicate. Miss Kenichi potrebbe far parte del novero di artiste del calibro di Tori Amos (meno lamentosa), PJ Harvey (meno rock), Cat Power (meno blues), o Suzanne Vega (più simile). Inoltre il suo debutto discografico, nella versione italiana, contiene i testi tradotti nella nostra lingua, ulteriore aiuto per noi poveri mortali per cercare di entrare in punta di piedi nel suo mondo fatato. Miss Kenichi in un paio di anni si è esibita in oltre 200 concerti, riscuotendo sempre applausi sperticati. Tutto questo vorrà dire qualcosa. Tra i pezzi più struggenti “Arrived” (di cui è stato girato anche un video), “Collision Time”, “Black Bird” (con un inizio alla Suzanne Vega da antologia), “Blue Eyed Stallion”, “It Wont Come”, “River”, “Away”, opppsss, sto elencando tutta la tracklist, quindi mi fermo. Malinconica, onesta e sincera. Miss Kenichi è stata una piacevolissima sorpresa. Sarebbe stato un delitto non parlarne. Ascolto consigliato anche al chitarrista dei Coldturkey.

Formato: cd

Angus McOg

Stagioni
Quando si vedono produzioni come questa si è felici. Felici perché significa che il mondo della musica non è in crisi come tutti ci dicono. Felici perché la passione che spinge gruppi come gli Angus Mc Og a continuare a scrivere canzoni può spronare altri. Felici perché capita raramente di vedere un box curato in maniera così maniacale. Sinceri complimenti ai ragazzi di Meat. Felici perché all’ascolto cronologico dei 4 ep contenuti in “Stagioni”, si avverte una maturazione stilistica degli Angus Mc Og che poteva anche non essere certa. Infatti è dal 2006 che il gruppo entra periodicamente in sala di registrazione per fissare sul master un poker di canzoni ad ogni seduta. “Castagno”, “Agrifoglio”, “Marusticano” (eccezionale il cartoncino usato per questo ep) e “Melograno”, sono i titoli delle quattro stagioni degli Angus Mc Og. Quattro stagioni in musica sempre a cavallo tra l’indie rock ed il folk, con momenti più pacati ed altri più movimentati, a secondo della stagione presa in esame. Sedici canzoni per raccontare un anno solare, con “Appunti” che chiude in maniera magistrale questo concept. Chiedere di più sarebbe impossibile. Gli Angus Mc Og, nonostante un componente sempre in giro per l’Europa a copulare, sono riusciti nell’impresa. Dopo “Stagioni” chissà a cosa penseranno per i prossimi anni? Di sicuro qualcosa hanno già in mente. Se volete possedere un piccolo (in senso di volume occupato) oggetto d’arte, fate vostro “Stagioni”. Non ve ne pentirete di sicuro.

Formato: box 4 cd

Massimo Allegretti

Voglia di magia
Massimo mi stupisce ogni volta che lo incontro, perché nei suoi occhi vedo la passione per la musica, quella passione che lo ha portato a sbattersi da tanti anni in cerca di un riconoscimento che invece tarda ad arrivare. Massimo mi telefona e mi dice che ha pubblicato un nuovo cd. Penso tra me e me che non può ripetere l’ottimo secondo album pubblicato l’anno scorso, sarebbe chiedere troppo alla propria vena compositiva. Comincio l’ascolto con timore. Il cd, con sei brani, inizia la sua corsa. “Legittima Difesa” si mantiene su alti livelli. La voce di Massimo risulta particolarmente ispirata, l’arrangiamento pone i giusti accenti al brano. “Aprimi Gli Occhi” è un altro pezzo di pop d’alta classe. Allegretti pesca a piene mani dalla scuola melodica italiana e lo fa con maestria. “Sorriderai” è l’ennesimo colpo di bravura tra canti e controcanti, con un coro a fare da contrappunto in puro stile lounge party. “Voglia Di Magia” è invece un brano d’atmosfera, il lento per tutte le occasioni, quelle ovviamente che contano. Massimo si immedesima nel cantante strappacuore con una innata capacità. “Io Senza Te”, l’unico pezzo che vede la partecipazione in fase di stesura di Sandro Comini, possiede quel passo a metà strada tra il pop ed il sixties dei grandi autori nostrani. Chiude il cd “Fantasticando”, brano d’amore nel quale la maggior parte di noi si può ritrovare. Massimo ha fatto centro per un’altra volta. I miei timori sono stati fugati. La sua vena creativa non si è affatto inaridita. Il pop si deve ancora accorgere di lui. Prima o poi succederà.

Formato: cd

Pane

Tutta La Dolcezza Ai Vermi
Scoperti da Giancarlo Onorato durante l’edizione 2005 del “Premio Paolo Ravanello” di Trento, i Pane sono una band di Roma che ultimamente si sta mettendo in luce grazie a vibranti esibizioni live, durante le quali la voce di Claudio Orlandi getta scompiglio tra le anime del pubblico presente. E’ infatti il suo particolare timbro vocale, l’impronta totalizzante del debutto discografico intitolato “Tutta La Dolcezza Ai Vermi”. Prodotto da Giancarlo Onorato, il disco mette in primo piano la poesia, al di fuori di ogni catalogazione. Sonorità scarne, giocate semplicemente con chitarra, piano, percussioni e flauto traverso, tengono come sospesa a mezz’aria la voce di Orlandi, che con potenti cambi di registro passa dall’urlo al sussurro. In un contesto del genere anche le due cover presenti nel cd, “Tu Non Dici Mai Niente” di Leo Ferrè e “Vedrai Vedrai” di Luigi Tenco, sembrano uscite dalla penna dei Pane. Un disco fatto di miseria e bellezza come solo l’umanità può essere. Un disco registrato quasi in presa diretta, con Onorato a fare da regista. Un regista intento a non trascurare nessun movimento, anche il più impercettibile, perché i Pane si muovono tra incanto e grazia. Quella grazia che a volte ti gratta la pelle fino a farti sanguinare l’anima. Vita e morte. Riso e pianto. Danza ed immobilità. Battesimo e funerale. Pietà e ferocia. I Pane non lasciano indifferenti. Amore e odio. Odio e amore. Rock progressive d’autore quasi da antologia.

Formato: cd

Taver & Dj Rocca

Dimmelotu Cafè Volume 01
Avevo perso i contatti con Taver (ex En Manque D’Autre, ex Afa), dopo la fine del Consorzio Produttori Indipendenti. Poi, pochi giorni fa, ho avuto modo di risentirlo, a dire il vero è avvenuto tutto via e-mail, segno dei tempi che cambiano, ed alla mia richiesta di sapere cosa aveva combinato in questi anni, mi sono visto recapitare un pacchetto con tutte le sue ultime fatiche discografiche. Una mole di cd notevole, suddivisa in tanti progetti sonori, l’ultimo dei quali in ordine di pubblicazione è questa compilation. Una raccolta curata da Taver e Dj Rocca (i frequentatori del Maffia sanno di chi parlo) per conto del Dimmelotu Cafè ubicato nella scenografica Piazza Fontanesi di Reggio Emilia. Ho così pensato alla solita compilation tanto di moda negli ultimi anni, dopo l’esplosione delle raccolte targate Buddha Bar, invece Taver e Rocca non si sono limitati a selezionare brani qua e là, perché le sedici canzoni in scaletta sono riconducibili a progetti musicali che li vedono coinvolti in prima persona. Sia che si tratti di Animystic o di 2blue, ma anche di Duozero, Roots Connection, Ajello, Shamaniac, Groove Safari e di tutte le altre sigle in tracklist, i nostri due eroi sono gli autori di quello che le nostre orecchie ascoltano. Se amate le sonorità downtempo, etno-dub, afro-beat, ambient, chill ed electronica, questo “Volume 1” fa al caso vostro. Sono proprio contento di aver ritrovato sulla mia strada Taver. La musica di oggi è lontana mille miglia dal suo passato artistico. Segno di una maturazione inarrestabile. Bravo. Anzi bravi.

Formato: cd

Lilith and the sinner saints

The Black Lady And The Sinner Saints
Lilith era tornata l’anno scorso con un minicd, “I Need Somebody” (allegato all’edizione limitata di questo nuovo album), dopo quasi dieci anni di assenza dalle scene musicali. Molti di voi si ricorderanno di Lilith nei Not Moving, band epocale degli anni ottanta e per una carriera solista sparsa per il mondo. La sua discografia è una specie di cartina geografica. Per tutti costoro sarà interessante sapere che Lilith, dopo due anni di intenso lavoro, lavoro che ha visto la collaborazione di tanti amici, ha pubblicato un album intensissimo. Un concept cd che cerca di ritrovare le radici delle sonorità di oggi. Ma passiamo all’ascolto. Il disco parte con un intro come vuole la migliore tradizione dei concept. A seguire “Mumbo Jumbo Talking Blues”, che vede subito la prima partecipazione, quella dei Santo Niente, altra vecchia conoscenza dell’indie italiano, si prosegue con “Hammer Ring”, un classico canto carcerario rivisto in chiave rock blues, si continua con “I Need Somebody”, cover degli Stooges che vede la collaborazione di un ex Link Quartet, per arrivare a metà disco con “Core Of The Time”, duetto tra Lilith e Giovanni Ferrario. Brano dall’atmosfera suadente e carico di erotismo. La seconda metà del disco inizia con “Cousin Martino”, scritta da Dome La Muerte (ex Not Moving), un rock blues malato ed acidissimo, è poi la volta di “Secret Rendez Vous”, scritta per Lilith da Tav Falco e questo dovrebbe bastarvi. “Pretty Face” è invece la cover di un brano scritto dal bassista degli Stranglers J.J.Burnell. Sul finire del disco un pezzo eseguito insieme ai Julie’s Haircut, un altro con Francois Regis Cambuzat ed un omaggio a Gabriella Ferri. Da segnalare anche uno scritto inedito di Davide Sapienza presente nel booklet. Grandissimo ritorno. Graditissimo ritorno.

Formato: cd / 2 cd

Bengi jumping

Charme and shake
Bengi Jumping è da 16 anni il cantante e chitarrista dei Ridillo. Da alcune stagioni Daniele Benati (in arte Bengi), è diventato anche autore, produttore e progettista di live alternativi. Per la televisione ha scritto sigle musicali (Turisti per caso, Misteri per caso, Wedding planners, Wonder stories), mentre sul versante discografico ha collaborato con i Feelgood Production, Robert Passera e i Montefiori Cocktail, con questi ultimi ha cantato “Torno In Russia”, rifacimento di “Back In The URSS” dei Beatles. All’appello di tutte queste attività mancava solo un cd solista, che si è materializzato proprio ora nelle mie mani. “Charme And Shake” è un disco dalla doppia personalità. Una ‘charme’, riconducibile al mondo del lounge elegante che rimanda alle atmosfere tipiche di James Bond, l’altra ‘shake’, più energica e vicina invece al beat ’60 e ’70. A dare una mano (vocale) a Bengi, troviamo la cantante tailandese May (già autrice di un album a suo nome), che con la sua voce aggiunge un pizzico di sensualità a tutto il disco. “Charme And Shake” è un album che sembra una produzione internazionale pensata per i dancefloor più esclusivi del globo terracqueo. Un disco per gli amanti degli happy hour (prima che anche in Italia, come in Francia, diventino “fuorilegge”), da ascoltare con un drink in mano mentre Bengi, nel suo impeccabile smoking, intona “I’m Not A Deejay”. In chiusura il rifacimento di un classico della musica internazionale: “Sandokan”. Grande Bengi. Torno ad ascoltare il tuo “Charme And Shake”.

Formato: cd

NTH

Promo 2007
Gli NTH nascono a Cesena nel 2004, dall’incontro tra Loris (batteria) e Riccardo (chitarra), che per circa un anno portano avanti da soli la band. Un paio di stagioni dopo trovano Rodolfo (basso) e Marco (voce). La band è così al completo e può dedicarsi anima e corpo al primo democd. Infatti presso il Farm House Studio di Rimini, i quattro NTH danno corpo ad un poker di pezzi che compongono l’ossatura del minicd. Alle prime battute di “Blood Eyes”, che apre il demo, i romagnoli sembrano la risposta definitiva ai Metallica, poi il pezzo prende una piega diversa e potrebbe diventare una extra track dei Dream Theater, la voce di Marco si estende in maniera elastica sulle note dei suoi compagni d’avventura. Nel secondo brano, “Alchemy”, il prog metal della band prende il sopravvento, la voce di Marco catalizza ancora l’attenzione dell’ascoltatore. Con “Shadow Zone” gli NTH danno il meglio di sé. Inizio pacato, sembra di sentire una classica canzone d’amore servita su un piatto d’acciaio, poi il pezzo prende una leggera spinta e l’assolo di Riccardo fa da contraltare all’ugola assassina di Marco. In chiusura “Aggressivity Womb”, canzone tirata che non disdegna una marcata linea melodica, con un richiamo, sul finale, ai Metallica. Insomma gli NTH sono pronti per farsi apprezzare dal grande pubblico, anche se il genere che hanno scelto di eseguire, il prog metal, richiede una abilità tecnica sopraffina (che si può sempre migliorare con l’applicazione costante) e soprattutto una numerosissima schiera di band da scavalcare. L’importante però è non demordere.

Formato: democd

Cesare Basile

Storia di Caino
Diamo subito dei numeri, tanto per capire di cosa stiamo parlando. 21 anni di carriera. 7° album. 12 canzoni. 37 minuti. Numeri, soltanto numeri, che messi in fila l’uno dietro l’altro non dicono molto, ma che se si leggono più attentamente mettono in evidenza un artista completo ed intenso. Dai Candida Lilith, passando per i Kim Squad, i Quartered Shadows ed una carriera solista ricchissima di soddisfazioni, Cesare Basile è un novello cantastorie degli anni 2000. Sempre incline ad una visione buia della vita, con “Storia Di Caino” Basile cerca qualche spiraglio di luce, per poi ritornare negli anfratti nascosti delle miserie umane. Al timone della nave c’è ancora John Parish, mentre sui vari ponti si possono intravedere Rodrigo D’Erasmo (violino), Lorenzo Corti (chitarra), Marcello Caudullo (chitarra), Robert Fisher (voce) e Giorgia Poli (ex Scisma, chitarra), solo per citare alcuni dei musicisti/collaboratori al disco. Al primo ascolto di “Storia Di Caino” è chiaro che si tratta del disco più bello ed intenso mai scritto da Basile. Una specie di summa di tutte le sue precedenti fatiche, una sorta di dichiarazione d’amore nei confronti della musica, del blues, della poesia. Basile dice: “Mi piacerebbe poter dire che questo è un album sull’assenza e vorrei non dover spiegare questa affermazione”. L’assenza dell’amore, l’assenza delle persone, l’assenza della vita. Un grande disco per un grande artista. Le poesie di Cesare Basile sarebbero da studiare a scuola. Qualcuno può dirlo a chi decide queste cose.

Formato: cd

AA.VV.

The Vegetable Man Project Vol. 3/4/5
L’idea è da matti. Rifare in 1000 versioni un brano di Syd Barrett. Quel “Vegetable Man” che è diventato, negli anni, oggetto di culto perché mai ufficialmente pubblicato. L’idea è venuta a Dario Antonetti, già nei Kryptasthesie, band psichedelica anni ottanta, anche se non amavano questa catalogazione, che un giorno si è svegliato dal torpore culturale che attanaglia la nostra penisola ed ha pensato di raccogliere 1000 versioni di “Vegetable Man”. Ha così dato inizio alla sua ricerca in giro per il mondo. Dario ha chiesto, scovato, ascoltato versioni su versioni ed ha cominciato a racchiudere 20 cover del brano su ogni cd compilation. Il primo ed il secondo volume sono già esauriti, il terzo, quarto e quinto sono ancora disponibili. Ecco quindi la possibilità si immergersi perlomeno in 60 rifacimenti di “Vegetable Man”. Come potrete immaginare c’è la versione per ognuno di voi, la versione che calza a pennello con i vostri gusti musicali e sessuali, la versione che potete regalare al vostro dispettoso vicino di casa, ma anche quella che potete omaggiare alla vostra/o fidanzata/o, oppure al vostro datore di lavoro o insegnante. Per darvi una idea della grandezza del progetto gli artisti coinvolti, solo negli ultimi tre volumi, arrivano da Italia, Stati Uniti, Germania, Canada, Svezia, Turchia, Olanda, Australia, Belgio, Gran Bretagna e Brasile. Insomma il mondo intero alla corte di “Vegetable Man”, o per meglio dire al servizio dell’idea di Dario. Richiedete questi cd. Potreste scoprire una realtà parallela che non conoscevate.

Formato: cd

Johnny Rotten

No Irish No Black No Dogs
Finalmente è stata tradotta in italiano l’autobiografia del cantante dei Sex Pistols. Dico finalmente perché leggere il suo punto di vista sull’epopea del punk e sulla vita dei Sex Pistols, dà una luce diversa a quegli anni fondamentali, non solo per la musica internazionale, ma anche per la società, non solo britannica. Fondamentale perché si comprendono scelte artistiche e scelte di vita, si capisce come mai fu allontanato Matlock e preso Sid, si viene a conoscenza di parole dette ed altre solo immaginate, ci s'immedesima nel caos di quei mesi, si cerca ossigeno, mentre la lettura prosegue incalzante. Rotten (a proposito per alcuni anni non ha potuto usare questo pseudonimo perché di proprietà di Malcom McLaren, il manager dei Sex Pistols) si racconta senza risparmiare elogi e dure critiche, soffermandosi sugli amici d’infanzia, sulla droga che ha ucciso Vicious e forse in seconda battuta anche i Sex Pistols. Johnny è un vulcano che erutta la sua verità e ce la sbatte in faccia senza mezzi termini. Prendere o lasciare. Qui non c’è posto per i sentimentalismi, per dire al mondo intero quanto è bello essere in un gruppo di fama. Qui c’è la violenza del ’77, c’è la paura, c’è la volontà di cambiare il corso della storia. Un libro intenso che ho letto a 43 anni, dopo aver trascorso le ultime trentacinque stagioni con il punk come modello di vita. Poi accompagni tua figlia a scuola (quinta elementare) e trovi un suo compagno di classe che legge questo libro. Tutto si azzera, tutto si annulla. Johnny Rotten se lo sapesse, sono sicuro, riderebbe divertito.

Formato: libro